lunedì 16 luglio 2007

Uomini & Lupi

Dei rapporti di filiazione e parentela tra uomini e lupi sapevamo delle origini di Roma (i fondatori nutriti da una lupa) e dell'ambiguo rapporto fra Cappuccetto rosso e la finta nonna.
L'appassionante romanzo del cinese Jiang Rong, "Il totem del lupo" ci fornisce dati, leggende e informazioni ben più ricche e a dir poco strabilianti.

Lo storico Sima Qian riporta nelle sue "Memorie" la storia di Kunmo, figlio del re dei Wusun, abbandonato nei campi dopo la disfatta subita ad opera dei Xiongnu. Il piccolo principe fu soccorso e sfamato dai corvi, mentre una lupa lo dissetò col suo latte.

Quando venne a saperlo, il re degli Xiongnu decise di adottare il bambino, ritenendolo una divinità. Diventato grande Kunmo diede prova di grande valore: dapprima difese con successo i confini occidentali del regno; dopo la morte del re trasferì la sua reggia e si rifiutò di obbedire alle leggi della gente che aveva ucciso suo padre. La città di Zhongli fu attaccata da un possente esercito, ma il giovane si difese con coraggio e respinse tutte le incursioni. Da allora gli Xiongnu lo considerarono una pericolosa divinità dalla quale tenesri a distanza.


Nella parte del Libro dei Zhou dedicato alle origini dei Turchi si dice che anche i turchi provenissero dalla regione di Suo, a nord della terra abitata dagli Xiongnu. Il capo dei turchi si chiamava Abangh e aveva 17 fratelli, uno dei quali nato da una lupa.
Abangh e i fratelli governarono il paese in maniera così dissennata da portarlo alla rovina. Soltanto Yiznishid, il figlio della lupa, era un uomo prudente e saggio, che sapeva anche parlare col vento e con la pioggia. Ebbe due mogli, figlie della dea dell'estate e della dea dell'inverno. Una delle due ebbe quattro figli maschi.
Questa storia, per quanto strana possa sembrare - sostiene il Libro dei Zhou - testimonia che i turchi discendono dai lupi.


A conferma della tesi, un'altra storia tratta dallo stesso Libro precisa che i turchi discendono dagli Ashina, una tribù della Cina occidentale di etnia xiongnu, che fu sterminata dai popoli confinanti. Alla strage era sopravvissuto soltanto un ragazzo di 10 anni, che impietosì i soldati proprio per la sua tenera età. Così essi si limitarono ad amputargli i piedi e ad abbandonarlo sulle rive di un acquitrino. Qui il ragazzo venne allevato e nutrito da una lupa, con la quale, una volta diventato adulto, si accoppiò. Quando il re venne a sapere che il ragazzo era ancora vivo mandò dei sicari ad ucciderlo. Ma la lupa, non appena ustò gli assassini, fuggì sulle montagne e trovò rifugio in una grotta. Lì, al sicuro, diede alla luce dicei figli maschi che crebbero sani e forti. Una volta diventati grandi presero moglie ed ebbero numerosi figli, ciascuno dei quali si scelse un nome. Uno di essi scelse il nome di Ashina, e fece così rivivere l'antica tribù sterminata dai popoli confinanti.

Ma la storia più affascinante è quella tratta dal Libro degli Wei che racconta la storia di vari popoli della Cina occidentale, fra cui i Ruru e gli Xiongnu.
Il re degli xiongnu aveva due bellissime figlie che i sudditi veneravano come dee. Il padre era convinto che nessun uomo potesse essere degno di tanta bellezza e che le sue figlie potesse sposarle soltanto il Cielo. Così fece costruire una piattaforma in una remota regione del Nord dove lasciò le fanciulle affinchè lo sposo celeste venisse a prendersele.
Un giorno un vecchio lupo si accostò alle ragazze. Ululò un intero giorno e un'intera notte. Poi scavò una tana sotto la piattaforma e da lì non si mosse più.
Una delle due bellissime disse: "Voglio andare a parlare con questo lupo. Forse è una divinità inviataci da Tengger, il dio del Cielo."
"Sei pazza?! Non farlo - disse l'altra - è soltanto una bestia"
Ma la ragazza scese dalla piattaforma e si unì al lupo. Dalla loro unione nacquero numerosi figli che, diventati grandi, si moltiplicarono a loro volta, dando origine a un fiorente popolo.
Dunque anche questa etnia degli xiongnu deriva dai lupi. Ancora oggi, infatti, la gente di quelle terre ama cantare a voce alta melodie dai suoni prolungati che ricordano l'ululato dei lupi.


(racconti e notizie sono tratti da "Il totem del lupo" di Jiang Rong (Milano 2006). La traduzione italiana del libro è stata curata da Maria Gottardo e Monica Morzenti, con la revisione di Giuseppe Gallo. L'amico che ci ha segnalato questo affascinante libro si chiama Michele Lupo e abita in provincia di Trapani)

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