martedì 24 luglio 2007

Come un blues. Ciao Kurt

Ciao Kurt . Omaggio postumo a Kurt Vonnegut

Qualche mese fa, il 10 di aprile, se ne è andato, alla veneranda età di 85 anni, uno dei più grandi scrittori umoristici dell'età moderna, Kurt Vannegut jr, definito l'erede (secondo alcuni addirittura una reincarnazione) del gigante Mark Twain.

Fra i suoi libri di successo mondiale ricordiamo, almeno, Le sirene di Titano, La colazione dei campioni , Mattatoio n.5, Perle ai porci, Comica finale. E la trilogia della sua "apocalisse comica" che tutti gli amanti della letteratura non possono fare a meno di leggere: Ghiaccio 9, Galapagos , Cronosisma . Tutti suoi libri sono stati tradotti in italiano dai più importanti editori. L'ultimo, pubblicato da Minimum Fax nel 2006 è "Un uomo senza patria". da cui abbiamo tratto le citazioni di questo saluto a uno degli scrittori più amati, un vero amico, anche se "lontano".

A nome di tutti gli amici dell'associazione manuelfurru & co vorrei dare un breve arrivederci a Kurt. In realtà, almeno in questa vita, non ci siamo mai incontrati; ma lo abbiamo sempre considerato uno dei nostri più cari amici, fin da quando leggemmo "La colazione dei campioni", poi - man mano che uscivano le traduzioni - tutti gli altri libri della sua apocalisse comica e le altre raccolte delle sue stentoree risate..

Ecco, riguardando le coste dei libri allineati sulla scansia, recitiamo i titoli come un messaggio a Kurt, per dirgli: fatti vivo non appena uno di noi verrà a cercarti lì dove sei adesso, portandosi dietro gli altri. Magari sotto il melo dove tuo zio beveva il sidro fresco e diceva ogni volta: se non è bello questo, che cosa è bello? Chissà che non riusciamo a farci una bella chiacchierata e a ridere insieme di ricordi comuni. Come quello del giorno in cui hai compiuto ottantadue anni, l'11 novembre del 2004, e ti chiedevi: che effetto fa essere così vecchi? Ti lamentavi, ridendo, della forza di gravità diventata molto più ostile e del fatto di non riuscire più a fare un parcheggio in retromarcia come Cristo comanda. Chiedevi quindi di non guardarti mentre ci provavi. E naturalmente ti domadavi che senso avesse la vita. Uno dei tuoi sette figli, il pediatra, ti aveva risposto: "siamo qui per darci una mano l'un l'altro ad affrontare questa cosa, qualunque senso abbia". A prescindere dalla corruzione dilagante e dell'avidità senza cuore di governi, aziende, media, istituzioni religiose e benefiche - ti dicevi - la musica resterà sempre una cosa meravigliosa. E aggiungevi:

"Se mai dovessi morire - Dio non voglia - vorrei che sulla mia lapide ci fosse scritto: L'unica prova che gli serviva dell'esistenza di Dio era la musica". Amavi tutta la musica, compresa quella eseguita dalle bande militari: anch'esse, per quanto tu fossi e ti dichiarassi un irriducibile pacifista, riuscivano a metterti di buonumore. E se non è bello questo, Kurt, che cos'è bello?

Sostenevi che la cura più indicata per l'epidemia mondiale di depressione è un dono che ha preso il nome di blues, dal quale deriva tutta la musica leggera contemporanea, compreso il jazz. La medicina non funziona per i vivi che si illudono di essere vivi, senza chiedersi mai che senso abbia la vita. Ma mantiene le sue virtù terapeutiche per i morti come te, Kurt, i vivi che restano sempre vivi; E siamo convinti che appena butterai lo sguardo ridente su questo blues di parole senza la musica, lo segnalerai a tuo zio e lui, sotto l'albero, ti ripeterà la sua massima: se non è bello questo, parlarsi infischiandosene delle presunte barricate che separerebbero il mondo sottile da questo mondo grossolano, rendendo impossibile la comunicazione fra i vivi, che cosa è bello, allora?

Aveva ragione quell'ottimo scrittore amico tuo, Albert Murray, quando si interrogava sul motivo per cui, ai tempi della schiavitù in America, il tasso dei suicidi fra i padroni di schiavi fosse di gran lunga più alto di quello fra gli schiavi. Murray sosteneva che i padroni non ascoltavano mai musica. Gli schiavi invece, suonando e cantando il blues, riuscivano a scacciare lo spettro del suicidio. E probabilmente sapevano anche che se l'avessero fatto, sarebbero rimasti schiavi del suicidio per molte vite ancora. Che è molto peggio di dover lavorare come schiavi in una piantagione o in una fabbrica: dato che una vita, tutto sommato, passa in fretta e quella successiva è sempre più importante della precedente.

Murray sapeva bene che il blues non può eliminare completamente la depressione in una casa, ma può mandarla a nascondersi in un angola in ogni stanza in cui la si suona. E tu hai fatto benissimo a ricordarcelo: infatti, come raccomandavi, non ce lo siamo dimenticato.

E ogni volta che ripensiamo a te, ascoltiamo un blues, o anche una bossa nova, che è il nostro genere preferito.

A proposito Kurt, hai scoperto dove stanno adesso Mark Twain e Abraham Lincoln? Non è che erano lì ad aspettarti sotto l'albero, bevendo sidro fresco, insieme a tuo zio?

Vecchio Kurt, ci manchi molto: ma basta aprire uno qualsiasi dei tuoi libri e sentiamo la tua risata che suona come un blues.


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